Filme: "Birdwatchers - A Terra dos Homens Vermelhos" clipping completo (críticas, making off, vídeos, etc)

Video

Birdwatchers’ video on Menstyle.it | september 11, 2008 (only Italian)

Video interviews on Repubblica.it | september 1, 2008 (only Italian)
Marco Bechis video interview on Corriere.it | september 1, 2008 (only Italian)
LIFE ON SET
MOVIE NOTES
fai clic qui per vedere il trailer
WATCH THE MOVIE TRAILER (only italian version)

entrevistas em vídeo corriere.it  (2 de setembro de 2008)

entrevistas em vídeo repubblica.it (1 de setembro de 2008)

Survival notícias do mundo todo

News from the Ayoreo

  1. International letter-writing campaign for uncontacted Indians launched
    18 February 2010

  2. European protests to stop bulldozers on uncontacted tribe’s land
    26 January 2010

  3. Survival names winner of ‘Greenwashing Award’ 2010
    20 January 2010

Top stories now

  1. Mark Rylance becomes Survival ambassador
    1 April

  2. ‘Pioneering’ plan to give Bushmen armbands as tourist lodge opens
    1 April

  3. Brazilian Senate debates dire situation of Guarani Indians
    26 March

  4. Deadly pipeline threat to uncontacted tribes
    25 March

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Terra di confine
Film Tv numero 36 - settembre

di Mauro Gervasini
Mato Grosso do Sud, al confine con il Paraguay, oggi. Lo scenario non è propriamente quello descritto nei fumetti di Mister No. I ricchi fazenderos bianchi sfruttano la terra e scacciano la noia intrattenendo i turisti che vengono a vedere gli uccelli esotici (sono loro i Birdwatchers del titolo internazionale). Gli indios, invece, restano ai margini, a contemplare la distruzione sistematica della foresta amazzonica. Vivono nelle riserve come i pellerossa, con i quali condividono condizioni di miseria assoluta e alti tassi di alcolismo. E molti muoiono suicidi, ancora giovanissimi. Proprio un suicidio scatena la ribellione di alcuni di loro, guidati da un capo, Nadio, e da uno sciamano, che si accampano ai bordi del “latifondo” reclamando quello che è loro per diritto naturale: la terra, la vita. Questa la storia di La terra degli uomini rossi. Birdwatchers, quinto film di Marco Bechis, in concorso alla 65ª Mostra del Cinema di Venezia. «Ho voluto raccontare una realtà spaventosa - spiega il regista - sconosciuta al pubblico occidentale e che invece è detonante in tutta l’America Latina. Il problema dello sterminio e della marginalizzazione degli indios è macroscopico in Brasile ma comune a molti paesi sudamericani, compresa l’Argentina».
Un ulteriore film ambientato in quel continente. Il tuo interesse per storie così  si spiega anche con la tua biografia?
È vero, sono nato e cresciuto in America Latina ma sono italiano, e vivo da trent’anni a Milano. Anche in Argentina, comunque, in casa mia si parlava italiano. Non vedo perché se racconti una storia di mafia appartieni a tutti gli effetti alla tua cultura e se invece ti occupi di desaparecidos o indios sei considerato apolide e straniero. Sinceramente, non credo che conti il soggetto, ma lo sguardo. Il mio vuole essere quello di un europeo consapevole che le problematiche del mondo latinoamericano ci riguardano. La scoperta dell’America, che ha scatenato il più grande genocidio della storia umana, viene vissuta in Europa come evento lontano e storicizzato, ma non è così nei luoghi che l’hanno subita.
Il fatto che in Sud America stia crescendo una coscienza indigena è contingente o strutturale?
È assolutamente fondamentale. In Bolivia è al governo un indio, Morales, che ha avuto alle ultime elezioni la maggiornaza assoluta dei voti. In Paraguay ha appena vinto Lugo, ex vescovo cattolico, fautore di una radicale politica indigenista. Anche Chavez in Venezuela, nonostante sia un militare, si è mosso in questo senso.
D’accordo, ma il tuo film è ambientato in Brasile, che per ampiezza e popolazione è quasi un continente a se stante, dove è forse difficile parlare di un’inversione di tendenza…
La situazione è più complessa. Il presidente Lula aveva fatto sperare in un cambiamento radicale, ma anche lui è condizionato dagli enormi interessi in campo, soprattutto nello sfruttamento delle risorse naturali. La devastazione dell’Amazzonia, magari per fare posto alle coltivazioni di soia transgenica della multinazionale Monsanto come in Mato Grosso, mette a repentaglio non solo un ecosistema ma anche una struttura sociale e culturale, come appunto quella degli indios. Che per la Costituzione brasiliana non possono essere considerati “proprietari” della loro terra, ma solo usufruttuari. Questo è appunto lo sfondo del mio film. Ma io credo che la presa di coscienza dei diritti da parte delle popolazioni indigene sia inarrestabile. Del resto, si narra che Montezuma profetizzò una rivincita dei popoli indigeni sugli usurpatori cinquecento anni dopo il loro arrivo. E cinquecento anni sono passati…
Nonostante attori importanti come Chiara Caselli e Claudio Santamaria, si percepisce una tua adesione quasi carnale al punto di vista degli indios…
Era uno degli obiettivi del film. Se tu guardi ad altre produzioni che hanno raccontato il mondo degli indigeni sudamericani, ti rendi conto che questi finiscono sempre per essere dei comprimari, anche se il regista vuole dimostrare sensibilità nei confronti dei temi che li riguardano. Pensa a Mission, tanto per fare un esempio, e ti vengono in mente Robert De Niro e Jeremy Irons. Mi piacerebbe che in futuro, invece, ripensando o rivedendo La terra degli uomini rossi, fossero Ambrosio Vilhalva che interpreta Nadio o gli altri suoi compagni a essere subito identificati come i veri protagonisti della storia.
A scatenare la ribellione di Nadio e dello sciamano è l’ennesimo suicidio. Però non è provata la correlazione tra suicidi e oppressione sociale. In Europa, il paese dove ci si suicida di più è la Svezia, uno di quelli dove si vive meglio…
L’alto tasso di suicidi tra le popolazioni indigene in Brasile è un fatto. Il film però non sostiene un rapporto di causa-effetto tra dramma sociale e oppressione dei bianchi. Occorre prima di tutto uno sforzo culturale. Il ragazzo che si toglie la vita, magari per un dispiacere che potremmo considerare minimo, come il rifiuto di una ragazza, pensa con la morte di finire in un posto migliore, non c’è dunque alcuna traccia di nichilismo nel suo gesto. L’accento va posto sull’altro termine della questione, ovvero sulla convinzione da parte dei giovani indios che il mondo nel quale vivono sia il… peggiore. Per questo ci si ribella, per cambiare con i fatti questa tragica percezione.

fonte
 


300 guaranì-kaiowà sfilano per le strade di Dourados


Notícias Ambiente Brasil 29/9/08
Guarani Kaiowá pedem agilidade na demarcação de terra 
Cerca de 300 índios Guarani Kaiowá fizeram sábado uma caminhada no centro da cidade de Dourados, em Mato Grosso do Sul, pela demarcação das terras indígenas na região. Já existe um Termo de Ajustamento de Conduta (TAC) firmado pela Funai com o Ministério Público sobre o assunto. O presidente da Funai, Márcio Meira, já garantiu que cumprirá o prazo da demarcação, até 2010, e que os setores produtivos terão seus direitos preservados - OESP, 29/9, Nacional, p.A14.

Críticos de Veneza aplaudem filme sobre índios brasileiros

Reuters
O longa de produção italiana retrata o conflito entre índios e fazendeiros, e explora o choque entre dois mundos sobre o pano de fundo das disputas pela terra, encolhimento das florestas e a miséria
Um novo filme italiano leva à tela o conflito entre índios e fazendeiros no Brasil, explorando o choque entre dois mundos sobre o pano de fundo das disputas pela terra, o encolhimento das florestas e a miséria. “Birdwatchers”, que faz parte da mostra competitiva do Festival de Cinema de Veneza, foi aplaudido calorosamente quando foi exibido para a imprensa na segunda-feira, gerando esperança de que um dos quatro trabalhos italianos da competição oficial possa levar o prêmio máximo do festival, o Leão de Ouro.
Ambientado no Mato Grosso do Sul, o filme foca um grupo de índios guarani-kaiowá que não têm outra perspectiva na vida senão trabalhar para fazendeiros, em condições de escravidão, e ganhar alguns trocados posando para fotos com turistas.
Impelidos pela fome e os suicídios que se repetem em sua comunidade, os índios decidem deixar sua reserva e acampar diante de uma fazenda para reivindicar a devolução de suas terras ancestrais.
Metade documentário e metade ficção, o filme traz 230 guaranis em seu primeiro trabalho como atores, ao lado de atores italianos e brasileiros, entre eles Matheus Nachtergaele, em papéis secundários. Os atores falam suas línguas locais, e o filme é legendado.
O diretor italiano Marco Bechis, filho de mãe chilena que cresceu no Brasil, disse que seu filme trata “dos sobreviventes de um dos maiores genocídios da história.”
Quando os portugueses chegaram ao Brasil, em 1500, a população indígena era de estimados 5 milhões de pessoas. Ao longo dos séculos os índios foram escravizados, foram alvos de campanhas de extermínio e vítimas das doenças e do descaso.
Hoje, segundo o grupo Survival International, eles chegam a cerca de 460 mil, de mais ou menos 230 tribos.

Suicídios
Os principais personagens guaranis, que viajaram a Veneza para a estréia do filme, descreveram sua situação numa coletiva de imprensa em clima de emoção.
“Me faz chorar saber que tantas crianças estão morrendo, tantos de nós estamos morrendo”, disse Eliane Jucá da Silva, fazendo força para não chorar. “Somos seres humanos, não apenas índios. Temos pensamentos, idéias, nossa cultura, nossa língua. Só queremos uma possibilidade de continuar a viver.”
“Vocês brancos - nós vestimos suas roupas, comemos como vocês, e por que isso? Porque nossa terra, nossa floresta que era cheia de árvores, não existe mais”, disse ela, falando com a ajuda de um intérprete. “Só queremos um pedaço de chão para plantar nossas roças e caçar.”
“Birdwatchers” mostra a devastação causada pelo álcool e a depressão na comunidade indígena, onde aumenta o número de suicídios de jovens frustrados por viverem em reservas, sem conseguir alimentar suas famílias e confusos pelo mundo diferente que os cerca.
“Os suicídios acontecem porque não existe justiça. A única justiça é para os empresários que investem bilhões”, disse Ambrósio Vilhalva, que representa Nádio, o chefe guarani que lidera a revolta.
Bechis disse que seu filme mostra que a cultura dos indígenas não desapareceu, apesar de eles frequentemente usarem roupas ocidentais.
“Talvez estejamos acostumados demais a vê-los com penas e flechas, sendo que eles só se fantasiam assim para que os fotografemos. Acho que a intensidade de suas tradições religiosas, espirituais e culturais se mantém quase intacta.”
“Birdwatchers” é um dos quatro filmes italianos da competição principal. Os dois outros exibidos até agora, “Giovanna’s Father”, de Pupi Avati, e “A Perfect Day,” de Ferzan Ozpetek, dividiram a opinião dos críticos.
Ver artigo na Gazeta do Povo

Filme sobre índios guaranis emociona no Festival de Veneza

VENEZA, Itália (AFP) — A luta dos índios guaranis para manter a sua identidade na sociedade brasileira e o desespero que os leva ao suicídio nas reservas onde são forçados a viver emocionou a Mostra de Veneza com “Birdwatchers”, que entrou na disputa pelo Leão de Ouro nesta segunda-feira.
Treze dos 21 filmes na competição pelos prêmios que serão entregues no dia 6 de setembro pelo presidente do Juri, o cineasta alemão Wim Wenders, já foram exibidos.
Poucos agradaram nessa 65ª edição, que até o momento se mostrou decepcionante, de acordo com muitos críticos.
Nesta segunda-feira, a animação “Ponyo on the cliff by the sea”, do japonês Hayao Miyazaki, recebeu muitos elogios, tanto dos críticos como do grande público, cujas impressões foram reunidas pela revista do festival, a Ciak.
Terceiro dos quatro filmes italianos em competição este ano, que teve uma seleção muito “nacionalista”, segundo a revista alemã Der Spiegel -, “Birdwatchers”, do ítalo-argentino Marco Bechis, foi bem recebido.
Um barco parado em silêncio em um rio, no coração de uma floresta do Mato Grosso do Sul, próximo à fronteira do Brasil com o Paraguai.
Turistas o observam, de joelhos e em silêncio, um grupo de indígenas que ocupa o barco, rostos pintados de vermelho, arco-e-flecha preparados.
Depois os índios retornam para a floresta, onde recebem uma recompensa por essa pequena apresentação etnográfica, enquanto as pinturas rituais são retiradas dando lugar a jeans e camisetas.
Essa cena inicial dá o tom: “Birdwatchers” mostra o outro lado da exploração, mas também o fascínio recíproco que, na região, liga os guaranis aos descendentes dos colonos, hoje proprietários de vastas plantações de soja transgênica.
O filme acompanha a revolta iniciada pelo chefe Nadio (Ambrosio Vilhalva) que, após o suicídio de dois adolescentes, decide retornar com algumas famílias para a “terra dos ancestrais”.
Eles acampam ao longo de uma vasta propriedade de um poderoso fazendeiro e são vigiados dia e noite por um capataz armado.
Evitando qualquer maniqueísmo, Marco Bechis descreve finamente o conflito que se instaura, feito de intimidações e de esquivas, mas também de tentativas de aproximações, em particular a relação entre Osvaldo (Abrisio da Silva Pedro), aprendiz de pajé, e a filha do proprietário.
Bechis mostra o impasse no qual se encontra uma população privada da floresta, hoje em grande parte devastada e ocupada, que permitiria que os indígenas mantivessem sua cultura ancestral.
A música barroca do filme foi composta no século XVIII por um missionário jesuíta que foi para a América cristianizar os guaranis, explicou o cineasta, que realizou pesquisas com a ajuda da ONG Guarani-Kaiowa Survival.
“Os guaranis-kaiowa sobreviveram a um dos maiores genocídios da História”, afirmou Marco Bechis, autor em 1999 de “Garage olimpo” que aborda as torturas praticadas pela ditatura argentina (1976-1983).
Nesta segunda-feira, a Mostra exibiu dois outros filmes em competição.
“Milk”, dos turcos Semih Kaplanoglu e Melih Selçuk, que conta a vida de Yusuf, um jovem amante da poesia que vive com sua mãe viúva e a ajuda a produzir queijos no campo.
Em ritmo lento, “Milk” não empolgou grande parte dos espectadores.
O norte-americano “Vegas: based on a true story”, de Amir Naderi, mostra a decadência de uma família pobre de Las Vegas, convencida de que possui um tesouro enterrado em seu jardim. Essa pequena tragicomédia original seria mais adequada para um curta-metragem, segundo o consenso geral.
Ver artigo na Afp

Clipping de Imprensa

Diario de Noticias, 230 índios do Mato Grosso invadiram ontem Veneza
Linear Clipping, Filme sobre índios agrada em Veneza
Jornal do Brasil, Drama das selvas salva participação brasileira
O Globo, Críticos de Veneza aplaudem filme sobre índios brasileiros
Estadao, Birdwatchers emociona em Veneza
Folha, Filme sobre índios guaranis se destaca em Veneza
Uol Cinema, Marco Bechis diz que Lula não tem culpa pela situação dos índios
Uol Cinema, Co-produção Brasil-Itália desponta como favorita
Gazeta do Povo, Críticos de Veneza aplaudem filme sobre índios brasileiros
Terra, Aplaudido, ‘Birdwatchers’ traz discurso emocionado de cayowá

230 índios do Mato Grosso invadiram ontem Veneza

Manuela Paixão
Veneza. Ao sexto dia do festival, começam já a desenhar-se preferências e apostas para a vitória final. Ontem, surgiu mais um candidato. ‘BirdWatchers’, do realizador ítalo-chileno Marco Bechis, denuncia a semiescravatura dos índios na floresta brasileira. Basead0 em factos reais e com personagens reais
Cineasta usou os índios como protagonistas
Os índios do Mato Grosso invadiram ontem Veneza. Eram 230 e ocuparam o ecrã da competição pelo ouro dirigidos pelo realizador Marco Bechise. BirdWatchers , o novo filme do cineasta ítalo-chileno Marco Bechis, crescido entre Bueno Aires e São Paulo, denuncia o drama vivido na floresta brasileira, onde nos últimos vinte anos o abate de árvores feito para abrir espaço ao cultivo de transgénicas lançou muitos dos índios para uma vida de semiescravatura e criou graves desajustes no quadro social e familiar do seu povo, como o demonstra o aumento significativo dos suicídios entre os mais jovens.
Baseado na história verídica de um grupo de índios Guarani-Kaiowa desalojados das suas terras, sem acesso aos tradicionais espaços de pesca e caça, obrigados a acampar no limite das terras que foram suas durante séculos e hoje ocupadas e legalmente por fazendeiros, o filme de Bechis traça um quadro de vida de gente obrigada a viver em condições desumanas nas plantações da cana-de-açúcar.
O filme invoca desde logo essas estatísticas negras oficiais, que denunciam o aumento de suicídios entre jovens - 517 nos últimos 20 anos. Um indicador de um quadro social de angústia que provoca a revolta do grupo que, guiado pelo líder feiticeiro da tribo, se instala nos confins de uma propriedade para reclamar a restituição das suas terras na floresta brasileira - o único país sul-americano que não reconhece os direitos dos índios à propriedade das terras. O suicídio de um jovem de 19 anos, que deixa a companheira grávida, desprovida de meios para se sustentar, é o gatilho de uma insurreição violentíssima.
“Para os 230 personagens, todos interpretados por índios autênticos, fo- ram necessários muitos meses de selecção”, explicou Marco Bechis na conferência de apresentação. “Há anos que seguia a campanha de defesa das po- pulações indígenas, documentei-me sobre as tribos sobreviventes e parti à aventura”, recorda o realizador. “Na bolsa levava uma máquina fotográfica, um bloco, um gravador áudio, e parti para a cidade de Dourados, capital da produ- ção de soja transgénica.” O resultado é um filme que serve de manifesto político pela causa dos mesmos homens e mulheres que são protagonistas nesta ficção de base real. “Estou emociona- da por estar aqui, mas o mais importante será perceber o impacto deste filme no Brasil,”, declarou Alicelia Ba- tista, indígena e actriz escolhida por Bechis. “Esta é a história da nossa luta pela sobrevivência”.
Ver artigo na Diario de Noticia

Filme sobre índios agrada em Veneza

Ivan Finotti
Co-produção ítalo-brasileira é baseada em história de cacique que liderou acampamento para retomar terras de ancestrais. Escrito por Luiz Bolognesi e Marco Bechis, “Birdwatchers” tem no elenco índios e os atores Leonardo Medeiros e Matheus Nachtergaele
“Birdwatchers” (observadores de pássaros) começa com uma grande seqüência. Uma canoa com meia dúzia de estrangeiros navega por Mato Grosso do Sul quando, numa curva de um rio, aparecem nove ou dez índios.
Armados com arcos e paus, pintados com ameaçadoras caras vermelhas, eles encaram os turistas e disparam algumas flechas. Minutos depois, colocam seus jeans e suas camisetas baratas e vão receber o pagamento pela atuação como selvagens.
Co-produção ítalo-brasileira (Gullane Filmes no Brasil), o filme do chileno-argentino Marco Bechis é provavelmente o melhor entre os já exibidos na competição de Veneza até agora (ainda faltam sessões de oito dos 21 concorrentes).
A imprensa aplaudiu “Birdwatchers” com entusiasmo, ao final da exibição.
História real
O filme, escrito pelo diretor e pelo roteirista brasileiro Luiz Bolognesi (”Bicho de Sete Cabeças”), foi inspirado na história do cacique Ambrósio Vilhalva, da etnia guarani-caiová. Vilhalva liderou um acampamento para a retomada das terras de seus ancestrais, em um local hoje ocupado por uma fazenda produtora de soja, em Mato Grosso do Sul.
Os suicídios de jovens da etnia guarani-caiová -cerca de 500 nos últimos 20 anos- são o estopim da trama. Liderados pelo cacique Nádio (interpretado pelo próprio Vilhalva), um grupo (todos também interpretados por índios de Mato Grosso do Sul) parte para acampar em uma fazenda produtiva. O fazendeiro tenta expulsá-los com ameaças, jagunços e veneno jogado de um avião.
Choro
Cinco dos índios-atores foram a Veneza para o festival. Durante entrevista coletiva, Eliane Juca da Silva se emocionou ao falar da morte de crianças por falta de alimentação adequada. “Hoje não temos rio, não temos água, terra para plantar nem floresta. Não somos só índios, somos humanos também. Temos cultura, raça e língua. E queremos oportunidade para viver”, disse.
O diretor Marco Bechis lembrou que os índios são os sobreviventes do maior genocídio da história, mas “sua cultura se mantém intacta. Minha esperança de que eles voltem a ter terras para viver com dignidade é grande, apesar de a potência econômica da agricultura ser uma séria ameaça”.
Com índios nos papéis principais, o filme conta ainda com atores como Leonardo Medeiros (o fazendeiro), Matheus Nachtergaele (dono de uma venda), Claudio Santamaria (um jagunço), Fabiane Pereira da Silva (filha do fazendeiro) e a italiana Chiara Caselli (mulher do fazendeiro).
Com o subtítulo “La Terra degli Uomini Rossi” (a terra dos homens vermelhos), “Birdwatchers” será lançado na Itália nesta sexta. No Brasil, a estréia está prevista para dezembro.
Ver artigo na Linear Clipping

Drama das selvas salva participação brasileira

Carlos Heli de Almeida
Birdwatchers’, de Marco Bechis, conquista a crítica
VENEZA, ITÁLIA
Ainda atordoada com as vaias e as péssimas críticas a Plastic city, a participação brasileira no 65º Festival de Veneza foi redimida ontem pelo ítalo-brasileiro Birdwatchers, longa-metragem sobre a problemática dos índios guarani-caiowà. Co-produzido pela Gullane Filmes – a mesma de Plastic city – e rodado inteiramente no Mato Grosso do Sul, o filme, dirigido pelo chileno radicado na Itália Marco Bechis, foi recebido com palmas e elogios ontem em sua primeira exibição para a imprensa, tornando-se o primeiro sério candidato a prêmios.
Birdwatchers acompanha os movimentos de um grupo de índios que decide deixar a reserva demarcada pelo governo e ocupar a terra de seus ancestrais, hoje administrada por um rico fazendeiro de produtos transgênicos. De forma sóbria e realista, o filme aborda questões nunca exploradas no cinema nacional ou estrangeiro, como a alta taxa de suicídios entre jovens indígenas, estimulada pela falta de perspectivas, e o conflito entre tradições culturais e o contato com o homem branco. O longa chega ao circuito comercial italiano amanhã, em 55 cópias. O lançamento no Brasil está agendado para dezembro, depois de ser exibido no Festival do Rio e na Mostra Internacional de São Paulo.
“Somos iguais a vocês brancos”
O ponto alto da coletiva de imprensa que se seguiu à projeção foi o veemente depoimento de Eliane Juca da Silva, atriz indígena da produção, que conta também com a atuação de Leonardo Medeiros e Matheus Nachtergaele.
– Estou aqui, mas minha cabeça está lá com a nossa gente. Os fazendeiros pensam que somos invasores, mas só queremos um pedaço de terra para plantar – esclareceu Eliane. – Não há mais florestas, não há mais rios para pescar, nossos jovens não têm oportunidade alguma. Mas somos iguais a vocês, nos vestimos e comemos como vocês, brancos, e tenho esperança de que nossa cultura possa ser respeitada.
Na história, Leonardo Medeiros interpreta o rico fazendeiro, que não vê com bons olhos o acampamento de índios nos limites de suas terras. As tentativas de interação pacífica entre brancos e indígenas se realizam apenas no nível da exploração econômica ou sexual. Enquanto isso, a mulher do agricultor recebe visitas de turistas estrangeiros em sua casa, que vão à região para observar pássaros exóticos. O pajé Ambrósio Vilhalva, que empresta ao filme sua experiência como líder de um movimento de ocupação, vociferou que, no Brasil, “só há justiça para os grandes empresários”.
– Para esses há juízes, tem governo. Para o índio, para o pobre e para o negro, não – desabafou Vilhalva. – Conheci um índio de 19 anos que se suicidou e deixou a mulher grávida. Ele me perguntava: “Cacique, como vamos sustentar um filho?”. Pedi calma, mas ele não agüentou a pressão.
Bechis, que escreveu o roteiro com o brasileiro Luiz Bolognesi (Chega de saudade) após anos de pesquisa, diz-se descrente de solução.
– O poder da indústria agrícola é grande – lamentou o diretor. – O desmatamento é selvagem. Só 2% do território do Mato Grosso do Sul ainda são ocupados por florestas.
Ver artigo na Jornal do Brasil

Críticos de Veneza aplaudem filme sobre índios brasileiros

da Reuters
VENEZA - Um novo filme italiano leva à tela o conflito entre índios e fazendeiros no Brasil, explorando o choque entre dois mundos sobre o pano de fundo das disputas pela terra, o encolhimento das florestas e a miséria.
“Birdwatchers”, que faz parte da mostra competitiva do Festival de Cinema de Veneza, foi aplaudido calorosamente quando foi exibido para a imprensa na segunda-feira, gerando esperança de que um dos quatro trabalhos italianos da competição oficial possa levar o prêmio máximo do festival, o Leão de Ouro.
Ambientado no Mato Grosso do Sul, o filme foca um grupo de índios guarani-kaiowá que não têm outra perspectiva na vida senão trabalhar para fazendeiros, em condições de escravidão, e ganhar alguns trocados posando para fotos com turistas.
Impelidos pela fome e os suicídios que se repetem em sua comunidade, os índios decidem deixar sua reserva e acampar diante de uma fazenda para reivindicar a devolução de suas terras ancestrais.
Metade documentário e metade ficção, o filme traz 230 guaranis em seu primeiro trabalho como atores, ao lado de atores italianos e brasileiros, entre eles Matheus Nachtergaele e Leonardo Medeiros, em papéis secundários. Os atores falam suas línguas locais, e o filme é legendado.
O diretor italiano Marco Bechis, filho de mãe chilena que cresceu no Brasil, disse que seu filme trata “dos sobreviventes de um dos maiores genocídios da história”.
Quando os portugueses chegaram ao Brasil, em 1500, a população indígena era de estimados 5 milhões de pessoas. Ao longo dos séculos os índios foram escravizados, foram alvos de campanhas de extermínio e vítimas das doenças e do descaso.
Hoje, segundo o grupo Survival International, eles chegam a cerca de 460 mil, de mais ou menos 230 tribos.
Suicídios
Os principais personagens guaranis, que viajaram a Veneza para a estréia do filme, descreveram sua situação numa coletiva de imprensa em clima de emoção.
“Me faz chorar saber que tantas crianças estão morrendo, tantos de nós estamos morrendo”, disse Eliane Jucá da Silva, fazendo força para não chorar. “Somos seres humanos, não apenas índios. Temos pensamentos, idéias, nossa cultura, nossa língua. Só queremos uma possibilidade de continuar a viver.”
“Vocês brancos - nós vestimos suas roupas, comemos como vocês, e por que isso? Porque nossa terra, nossa floresta que era cheia de árvores, não existe mais”, disse ela, falando com a ajuda de um intérprete. “Só queremos um pedaço de chão para plantar nossas roças e caçar”.
“Birdwatchers” mostra a devastação causada pelo álcool e a depressão na comunidade indígena, onde aumenta o número de suicídios de jovens frustrados por viverem em reservas, sem conseguir alimentar suas famílias e confusos pelo mundo diferente que os cerca.
“Os suicídios acontecem porque não existe justiça. A única justiça é para os empresários que investem bilhões”, disse Ambrósio Vilhalva, que representa Nádio, o chefe guarani que lidera a revolta.
Bechis disse que seu filme mostra que a cultura dos indígenas não desapareceu, apesar de eles frequentemente usarem roupas ocidentais.
“Talvez estejamos acostumados demais a vê-los com penas e flechas, sendo que eles só se fantasiam assim para que os fotografemos. Acho que a intensidade de suas tradições religiosas, espirituais e culturais se mantém quase intacta”.
“Birdwatchers” é um dos quatro filmes italianos da competição principal. Os dois outros exibidos até agora, “Giovanna’s father”, de Pupi Avati, e “A perfect day,” de Ferzan Ozpetek, dividiram a opinião dos críticos.
Ver artigo na O Globo

Birdwatchers emociona em Veneza

Luiz Zanin Oricchio
Comovente a entrevista coletiva de Birdwatchers, longa-metragem do ítalo-argentino Marco Bechis rodado no Mato Grosso do Sul. Estiveram presentes, além do diretor e dos atores italianos, Chiara Caselli e Claudio Santamaría, cinco indígenas brasileiros, que fizeram parte do elenco e que são, na verdade, os protagonistas do projeto. Uma delas, em particular, chamou a atenção pela contundência. Falando de forma segura e olhando nos olhos dos interlocutores, a índia Eliane Juca da Silva conteve as lágrimas e disse: “Vocês estão aqui me vendo e eu estou vendo vocês. Quero dizer que nós, os indígenas, existimos e temos orgulho de ser o que somos. Não temos mais florestas para caçar nem rios para pescar. Hoje nós estamos usando a roupa de vocês, comendo a comida que vocês comem, mas queremos que saibam que temos a nossa própria cultura, a nossa língua, os nossos costumes. Tudo o que queremos é oportunidade para sobreviver.” Falou em ótimo português, e foi muito aplaudida.
Mas o filme de Marco Bechis não se destaca apenas por defender uma boa causa, ou por seus propósitos politicamente corretos. Sustenta-se como linguagem cinematográfica. Começa com uma cena de grande força. Vemos um barco de turistas contemplando um grupo de índios na margem. Índios com seus trajes típicos, de arco e flecha, pintados. O barco passa e os índios vão receber seu dinheiro. Estavam lá, caracterizados, como num palco, fazendo o papel… de índios, para deleite de turistas. Depois que o barco passa, embolsam a grana e então vestem suas pobres roupas ocidentais, andrajos, e voltam à sua realidade de índios semi-aculturados, e sem lugar no mundo.
Birdwatchers busca um tom quase documental. Mostra a relação entre índios e fazendeiros da região - um deles, interpretado por Leonardo Medeiros. E também com exploradores, como Dimas (Matheus Nachtergaele), dono de uma venda e também agenciador de índios como bóias-frias no corte da cana-de-açúcar. O conflito, como todos sabem, é pela posse da terra. O fazendeiro sustenta que sua família vive na região há três gerações. Para dar ênfase ao discurso, segura um punhado de terra, como se dela se apropriasse. A resposta do índio é genial. Ele também pega do chão um punhado de terra… e o come. Ele não está lá há algumas gerações. A terra não é dele; a terra é ele. Essa cena foi interpretada por Leo Medeiros e pelo cacique Ambrosio Vilhalva - também presente em Veneza.
O filme estréia hoje em 59 salas na Itália e chega ao circuito comercial brasileiro em dezembro, depois de passar pelas mostras do Rio e de São Paulo. Sem comparar as obras entre si: Birdwatchers junta-se a Brava Gente Brasileira, de Lúcia Murat, e Serras da Desordem, de Andréa Tonacci, como comentário recente - e pertinente - sobre o não-lugar do índio na sociedade brasileira. O filme é pungente, e dá o que pensar.
A competição apresentou ainda os concorrentes Vegas, Based on a True Story, de Amir Naderi (EUA), e Süt (Leite), de Semi Kaplanoglu (Turquia). Vegas é um filme em suporte digital, que parte de uma boa idéia, mas depois se perde na obviedade. Como diz o título, ambienta-se em Las Vegas e se pretende uma fábula sobre o jogo e, em última instância, sobre as ilusões do capitalismo. Uma família vive numa casa na periferia da cidade - marido, mulher, filho adolescente. O casal joga, ocasionalmente, nas máquinas de caça-níqueis que existem em toda a parte. Até que um dia alguém aparece tentando comprar a casa deles por um preço exorbitante. Conversa vai, conversa vem, ficam sabendo que existe um tesouro - uma valise com dinheiro, produto de roubo - enterrado no jardim. A partir daí, a família entra em clima obsessivo, tentando encontrar a fortuna. Daria um bom curta-metragem. Esticada, a parábola perde força, pela redundância.
Já o filme turco Leite agradou bastante à pequena platéia que ficou para vê-lo na última sessão de imprensa da noite. Começa também com uma cena impressionante: uma mulher pendurada de cabeça para baixo numa árvore vomita uma cobra. Através da seqüência, o espectador é introduzido a um universo rural da Turquia, que parece tanto brutal como místico. Pelo menos pelas imagens propostas pelo diretor. Nesse meio rústico, vive o rapaz Yussuf, que não consegue entrar na universidade, tem aspirações literárias e precisa dar um jeito de viabilizar a existência material.
Só que na região não há empregos. Ou, por outra, existe apenas uma carreira para quem é pobre e não pôde estudar - trabalhar nas minas da região. É o que Yussuf procura evitar, exercendo durante algum tempo a função de entregador de leite - daí o título. No entanto, essa descrição pode dar a impressão de um tom realista que o filme não tem. Através de longos planos, o diretor busca uma dimensão reflexiva e metafísica para a aventura interior do seu personagem. De feitura delicada, interiorizada, cheia de simbologia, Leite procura se deter mais no movimento interno do protagonista, em suas emoções e conflitos, do que no exterior. Belo filme.
Gondoleiras
ONDE FOI PARAR?: A atriz Tainá Müller, que faz parte do elenco brasileiro de Plastic City, contou ao Estado que conversou com o presidente do júri, Wim Wenders. O cineasta alemão lhe perguntou o que acontecia com a personagem de Tainá, uma prostituta de uma boate da Liberdade, que “some” da trama. “Não tenho a mínima idéia”, respondeu a moça.
CIRURGIA: Ciente dessa e de outras falhas em Plastic City, responsáveis pela má recepção em Veneza, o produtor Fabiano Gullane confidenciou ao Estado: “Vamos abrir o filme”, disse. Traduzindo o jargão cinematográfico: Plastic City volta à mesa de edição para ser remontado. É esperar para ver se há cirurgia que dê jeito. Será preciso apelar a um Pitanguy da moviola.
MISTÉRIO: Os críticos acharam 35 Rhums, belíssimo trabalho da francesa Claire Denis, um dos melhores senão o melhor filme visto até agora em Veneza. Por que passou fora de competição e não disputa o Leão de Ouro? “Foi um acordo meu com a diretora”, responde, de maneira misteriosa, o diretor da mostra, Marco Müller. Se alguém entender, que explique.
Ver artigo na Estadao

Filme sobre índios guaranis se destaca em Veneza

da France Presse
A luta dos índios guaranis para manter a sua identidade na sociedade brasileira e o desespero que os leva ao suicídio nas reservas onde são forçados a viver emocionou a Mostra de Veneza com “Birdwatchers”, que entrou na disputa pelo Leão de Ouro nesta segunda-feira.
Treze dos 21 filmes na competição pelos prêmios que serão entregues no dia 6 de setembro pelo presidente do Juri, o cineasta alemão Wim Wenders, já foram exibidos.
Poucos agradaram nessa 65ª edição, que até o momento se mostrou decepcionante, de acordo com muitos críticos.

Elogios
Nesta segunda-feira, a animação “Ponyo on the Cliff by the Sea”, do japonês Hayao Miyazaki, recebeu muitos elogios, tanto dos críticos como do grande público, cujas impressões foram reunidas pela revista do festival, a Ciak.
Terceiro dos quatro filmes italianos em competição este ano, que teve uma seleção muito “nacionalista”, segundo a revista alemã Der Spiegel, “Birdwatchers”, do ítalo-argentino Marco Bechis, foi bem recebido.
Um barco parado em silêncio em um rio, no coração de uma floresta do Mato Grosso do Sul, próximo à fronteira do Brasil com o Paraguai. Turistas o observam, de joelhos e em silêncio, um grupo de indígenas que ocupa o barco, rostos pintados de vermelho, arco-e-flecha preparados. Depois os índios retornam para a floresta, onde recebem uma recompensa por essa pequena apresentação etnográfica, enquanto as pinturas rituais são retiradas dando lugar a jeans e camisetas.
Essa cena inicial dá o tom: “Birdwatchers” mostra o outro lado da exploração, mas também o fascínio recíproco que, na região, liga os guaranis aos descendentes dos colonos, hoje proprietários de vastas plantações de soja transgênica.
O filme acompanha a revolta iniciada pelo chefe Nadio (Ambrosio Vilhalva) que, após o suicídio de dois adolescentes, decide retornar com algumas famílias para a “terra dos ancestrais”.
Eles acampam ao longo de uma vasta propriedade de um poderoso fazendeiro e são vigiados dia e noite por um capataz armado.
Evitando qualquer maniqueísmo, Marco Bechis descreve finamente o conflito que se instaura, feito de intimidações e de esquivas, mas também de tentativas de aproximações, em particular a relação entre Osvaldo (Abrisio da Silva Pedro), aprendiz de pajé, e a filha do proprietário.
Bechis mostra o impasse no qual se encontra uma população privada da floresta, hoje em grande parte devastada e ocupada, que permitiria que os indígenas mantivessem sua cultura ancestral.
A música barroca do filme foi composta no século 18 por um missionário jesuíta que foi para a América cristianizar os guaranis, explicou o cineasta, que realizou pesquisas com a ajuda da ONG Guarani-Kaiowa Survival.
“Os guaranis-kaiowa sobreviveram a um dos maiores genocídios da História”, afirmou Marco Bechis, autor em 1999 de “Garage olimpo” que aborda as torturas praticadas pela ditatura argentina (1976-1983).

Ritmo lento
Nesta segunda-feira, a Mostra exibiu dois outros filmes em competição.
“Milk”, dos turcos Semih Kaplanoglu e Melih Selçuk, que conta a vida de Yusuf, um jovem amante da poesia que vive com sua mãe viúva e a ajuda a produzir queijos no campo.
Em ritmo lento, “Milk” não empolgou grande parte dos espectadores. O norte-americano “Vegas: based on a true story”, de Amir Naderi, mostra a decadência de uma família pobre de Las Vegas, convencida de que possui um tesouro enterrado em seu jardim. Essa pequena tragicomédia original seria mais adequada para um curta-metragem, segundo o consenso geral.
Ver artigo na Folha

Marco Bechis diz que Lula não tem culpa pela situação dos índios

da Ansa
VENEZA, 1 SET - Marco Bechis, diretor do filme “Birdwatchers - La terra degli uomini rossi”, produção ítalo-brasileira que retrata a violenta disputa por terras entre índios e fazendeiros no Mato Grosso do Sul, afirmou hoje que o presidente Lula não é culpado por esta situação.
“Lula é um homem capaz de ótimas intenções, mas com relação aos índios se encontra diante da forte estrutura econômica dos fazendeiros e seguramente tem dificuldades para levar adiante suas idéias. Idéias importantes e elementares para ele, que freqüentemente é obrigado a abandoná-las”, declarou o diretor, analisando o conflito que seu filme denuncia.
“No meu filme procurei apenas estar no meio, evitando levar o espectador a um lado ou ao outro. Era o melhor modo para contar esta situação tão complicada e fazer o espectador entender as razões de um lado e do outro”, continuou Bechis.
Já o ator italiano Cláudio Santamaria, que faz parte do elenco, mostrou-se mais crítico ao comentar o problema dos índios e do desmatamento.
“Vi as reservas onde vivem os índios, são uma versão piorada das nossas periferias. Casas com ruas cheias de lama e que contêm, ao invés de 2 mil pessoas, 6 mil pessoas. Quando você conhece situações do gênero você fica chocado e parece que você voltou para a Idade Média. Foi então que descobri que fazer este trabalho de ator, que sempre considerei inútil, pode se tornar importante e útil”, declarou Santamaria.
“Birdwatchers”, que conta com a participação do ator Matheus Nachtergaele e de mais de 200 índios brasileiros, foi apresentado nesta segunda-feira no Festival de Cinema de Veneza.
O filme narra o embate violento entre os fazendeiros e os índios, que reclamam suas terras. Os primeiros possuem campos produção transgênica e passam as noites na companhia dos turistas que vão à região para observar os pássaros. Enquanto isso, nos limites de suas propriedades, os índios vivem todos os problemas de uma integração aparentemente impossível.
Ver artigo na Uol Cinema

Críticos de Veneza aplaudem filme sobre índios brasileiros

~O longa de produção italiana retrata o conflito entre índios e fazendeiros, e explora o choque entre dois mundos sobre o pano de fundo das disputas pela terra, encolhimento das florestas e a miséria
Um novo filme italiano leva à tela o conflito entre índios e fazendeiros no Brasil, explorando o choque entre dois mundos sobre o pano de fundo das disputas pela terra, o encolhimento das florestas e a miséria. “Birdwatchers”, que faz parte da mostra competitiva do Festival de Cinema de Veneza, foi aplaudido calorosamente quando foi exibido para a imprensa na segunda-feira, gerando esperança de que um dos quatro trabalhos italianos da competição oficial possa levar o prêmio máximo do festival, o Leão de Ouro.
Ambientado no Mato Grosso do Sul, o filme foca um grupo de índios guarani-kaiowá que não têm outra perspectiva na vida senão trabalhar para fazendeiros, em condições de escravidão, e ganhar alguns trocados posando para fotos com turistas.
Impelidos pela fome e os suicídios que se repetem em sua comunidade, os índios decidem deixar sua reserva e acampar diante de uma fazenda para reivindicar a devolução de suas terras ancestrais.
Metade documentário e metade ficção, o filme traz 230 guaranis em seu primeiro trabalho como atores, ao lado de atores italianos e brasileiros, entre eles Matheus Nachtergaele, em papéis secundários. Os atores falam suas línguas locais, e o filme é legendado.
O diretor italiano Marco Bechis, filho de mãe chilena que cresceu no Brasil, disse que seu filme trata “dos sobreviventes de um dos maiores genocídios da história.”
Quando os portugueses chegaram ao Brasil, em 1500, a população indígena era de estimados 5 milhões de pessoas. Ao longo dos séculos os índios foram escravizados, foram alvos de campanhas de extermínio e vítimas das doenças e do descaso.
Hoje, segundo o grupo Survival International, eles chegam a cerca de 460 mil, de mais ou menos 230 tribos.
Suicídios
Os principais personagens guaranis, que viajaram a Veneza para a estréia do filme, descreveram sua situação numa coletiva de imprensa em clima de emoção.
“Me faz chorar saber que tantas crianças estão morrendo, tantos de nós estamos morrendo”, disse Eliane Jucá da Silva, fazendo força para não chorar. “Somos seres humanos, não apenas índios. Temos pensamentos, idéias, nossa cultura, nossa língua. Só queremos uma possibilidade de continuar a viver.”
“Vocês brancos - nós vestimos suas roupas, comemos como vocês, e por que isso? Porque nossa terra, nossa floresta que era cheia de árvores, não existe mais”, disse ela, falando com a ajuda de um intérprete. “Só queremos um pedaço de chão para plantar nossas roças e caçar.”
“Birdwatchers” mostra a devastação causada pelo álcool e a depressão na comunidade indígena, onde aumenta o número de suicídios de jovens frustrados por viverem em reservas, sem conseguir alimentar suas famílias e confusos pelo mundo diferente que os cerca.
“Os suicídios acontecem porque não existe justiça. A única justiça é para os empresários que investem bilhões”, disse Ambrósio Vilhalva, que representa Nádio, o chefe guarani que lidera a revolta.
Bechis disse que seu filme mostra que a cultura dos indígenas não desapareceu, apesar de eles frequentemente usarem roupas ocidentais.
“Talvez estejamos acostumados demais a vê-los com penas e flechas, sendo que eles só se fantasiam assim para que os fotografemos. Acho que a intensidade de suas tradições religiosas, espirituais e culturais se mantém quase intacta.”
“Birdwatchers” é um dos quatro filmes italianos da competição principal. Os dois outros exibidos até agora, “Giovanna’s Father”, de Pupi Avati, e “A Perfect Day,” de Ferzan Ozpetek, dividiram a opinião dos críticos.
Ver artigo na Gazeta do Povo

Aplaudido, ‘Birdwatchers’ traz discurso emocionado de cayowá

Orlando Margarido
Durante a entrevista habitual da manhã do time do filme Birdwatchers, co-produção entre Brasil e Itália dirigida por Marco Bechis, a índia cayowá Eliane Juca da Silva fez um inflamado e tocante apelo, chegando a chorar. “Não temos mais rio para pescar, água para beber, mato para caçar e lugar para rezar”, disse. “A terra que era nossa está muito pequena, não tem como plantar e os fazendeiros pensam que somos invasores; acho que esse filme vai contar melhor para o brasileiro e para o estrangeiro qual é a nossa realidade, pois há muita mentira dita por aí”.
Eliane é um dos intérpretes guaranis-cayowás que atuam na produção com nomes fictícios, ao lado de atores brasileiros e italianos, mas representando a realidade da tribo espremida entre a reserva que o governo federal instituiu e as terras de fazendeiros cultivadas com soja e cana-de-açúcar.
“Vocês brancos nos ensinaram ser como vocês, nos vestir como vocês, nos alimentar como vocês, e agora eu acho que temos de ter as mesmas oportunidades de vocês, chegar a ser um advogado, por exemplo, para defender nossa causa”. Ela ainda lembrou que o filme pode ajudar em conquistas para a comunidade. “Querem nos expulsar de novo; eu tenho orgulho de ser indígena e esperança de que com esse filme o governo respeite nossos costumes”, finalizou.
A delicada e séria discussão indígena e os elementos emotivos que avivaram o debate fora da tela também estão na tela, o que é uma ótima notícia para uma competição ainda fria, sem um título a ser verdadeiramente considerado digno de um festival desse porte. Entre a imprensa brasileira, ocorreu também certo alívio, dado o tema sempre muito arriscado da visão de um estrangeiro - Bechis nasceu no Chile e vive na Itália - sobre o Brasil indígena que tanto alimenta o cinema de estereótipos.
Mas na primeira cena, o diretor do ótimo Garage Olimpo - sobre desaparecidos na ditadura argentina - já diz a que veio. Turistas passeiam de barco por um rio do Mato Grosso do Sul quando são atraídos pela visão de índios guaranis-cayowás em ação na margem, com suas vestes e instrumentos típicos.
Um corte e o espectador vê o grupo indígena, já sem seus trajes, recebendo dinheiro de uma fazendeira pela encenação ocorrida pouco antes. A sequência explica também o título da fita, sobre os admiradores de aves que ali também fazem o mesmo com as “avis rara” que são os índios.
O filme se estabelece então nesse pequeno núcleo dos cayowás que decidiu abandonar a reserva e retornar às terras dos seus ancestrais, agora pertencentes a um rico fazendeiro (Leonardo Medeiros). Dois motes principais compõem a narrativa a partir daí: a questão da propriedade da terra e o suicídio constante dos jovens indígenas sem uma razão certa, mas ligada à confusão de identidade e valores.
Um dos personagens centrais é o adolescente cayowá Osvaldo, escolhido para o aprendizado de pajé, ao mesmo tempo que se envolve com a filha do fazendeiro.
Com a colaboração valorosa do brasileiro Luiz Bolognesi (Chega de Saudade) no roteiro, Bechis mantém a tensão dramática durante todo o filme e contextualiza muito bem a situação instável dos indígenas. Um dos componentes dessa instabilidade é o problema de trabalho nas fazendas, intermediado pelo personagem de Matheus Nachtergaele, um comerciante de dúbio comportamento.
Questionado na entrevista, Bechis não acredita que os cayowás sejam hoje metade indígenas metade brancos e sim que eles mantêm suas tradições intactas dentro deles. “Estou convencido que eles têm muita chance ainda de manter suas tradições”, disse o cineasta. “Porque, ao contrário de nós, sempre pouco curiosos e interessados no que pode acontecer ao outro, os indígenas têm esperança no outro”.
Ver artigo na Terra

Co-produção Brasil-Itália desponta como favorita

Mariane Morisawa
A sensação ao final da primeira sessão de imprensa de “BirdWatchers”, na manhã desta segunda-feira 1, foi de “finalmente”. Finalmente um filme que merece estar na seleção, que merece ser chamado realmente de bom, sem grandes ressalvas - e que, pelo menos até agora, desponta como o único realmente com chances de levar o Leão de Ouro.
Co-produzido pela Gullane Filmes e rodado inteiramente em Mato Grosso do Sul, “BirdWatchers” foi dirigido pelo chileno radicado na Itália Marco Bechis. Ele trata de maneira sóbria o drama atual dos índios brasileiros, dando conta da complexidade do assunto. O cacique de uma aldeia guarani-caiowá decide deixar a reserva demarcada pelo governo para ocupar a terra que pertencia a seu povo, hoje uma fazenda de soja. As florestas estão cada vez menores, a caça e a pesca diminuíram, os jovens estão se suicidando, divididos entre a tradição de sua cultura e as influências dos brancos. A Sala Perla estava lotada e assim permaneceu até o final, e a obra recebeu muitos aplausos.
A coletiva de imprensa estava igualmente concorrida, com poucas cadeiras vazias. A atração foram os cinco índios protagonistas do filme - que, aliás, fazem um grande trabalho. Eliane Juca da Silva foi responsável pelo melhor momento entre todas as entrevistas coletivas do festival até o momento. Ela falou de forma contundente e emocionada sobre a situação do índio brasileiro - e sensibilizou a todos.
“Eu me sinto muito triste porque nossas lideranças morrem, morrem muitas crianças desnutridas, não tem mais rio. A gente quer oportunidade para nossos jovens, que são iguais a vocês. Somos humanos. A gente tem pensamento, cultura, raça e língua, a gente quer oportunidade para crescer na vida”, disse. “A gente não tem mais espaço para rezar, a gente mora num lugar muito pequeno, os fazendeiros pensam que a gente é invasor, e a gente não é. A gente só quer um pedacinho de terra para plantar.” Ela conclamou a todos a prestar atenção no longa e no que ele diz. “O que acontece no filme não é mentira. É realidade. Isso que está acontecendo no Brasil. Quero que vocês acreditem que a gente está falando a verdade, a gente não está mentindo.”
Bechis rebateu a observação de um jornalista, que disse que eles não são nem índios nem “civilizados”. “Não estou de acordo que eles não sejam índios nem brancos. Aparentemente, pode parecer, mas de fato, não. Eles querem voltar a suas terras, onde não há mais árvores, porque consideram suas terras ancestrais. A cultura permaneceu intacta.
Estamos acostumados a ver índios com flechas e penas, mas eles se vestem assim porque nós vamos lá para fotografá-los”, disse ele. “Eles são índios na alma, e a alma deles é intacta.” A cena inicial da produção mostra isso brilhantemente, ao mostrá-los pintados para a guerra, fazendo cara de mau, com arco e flecha na mão, para depois desconstruir a imagem, deixando claro que eles estão fantasiados de índios para que os turistas vejam.
O cineasta disse que tem esperança de que as coisas melhorem. “A minha esperança é grande, pois estou convencido que eles têm as idéias bem mais claras do que nós sobre como devemos viver na Terra. Tenho esperança de que transmitam para nós essa esperança. Eles são os outros, e na Itália o outro dá medo. Não temos curiosidade em relação aos outros, como eles têm curiosidade em relação a nós. Se não houver essa troca, para nós brancos não haverá mais vida.”
Ator do filme, o cacique Ambrósio Vilhalva clamou por justiça. “O índio não tem direito a nada. Tem justiça para os grandes empresários, para ele tem juiz, deputado, senador. Para os índios, pobres e negros, não. Espero que o filme faça com que vocês ergam a cabeça e que olhem grande para o país.”
Ver artigo na Uol Cinema

Perguntas por Fiona (Survival) aos Kaiowa que vão a Veneza

Que gostaram e o que não gostaram da experiência de ser ator e de participar no filme? Houve uma parte que gostaram mais? Houve uma parte que não gostaram?
Foram unânimes em afirmar que foi uma experiência extraordinária. Da qual gostaram muito. Não tem o que destacam mais ou menos. A experiência como um todo lhes foi especial, dizem. Ambrósio diz que “seu sonho era que um dia faria um trabalho desses, de ator; realizei meu sonho”. Diz ainda: “o trabalho que pego, pego porque gosto; não tem, não pode existir desgosto”.

Que acharam quando viram o filme inteiro por primeira vez? Foi a primeira vez que viram um filme?
A primeira vez que o verão será em Veneza. Nunca foram a uma sala de cinema. Ambrósio disse ter ido uma única vez, em Campo Grande, há muitos anos: “até me assustei, mas não tinha para onde correr”.

O que esperam que o filme lhes trará e para os Guarani?
Esperam algum resultado concreto, para todo o povo. E como disse um de seus mais respeitados ñanderus da atualidade, Ataná Teixeira, atualmente residindo na Reserva Indígena do Limão Verde (Amambai, MS), durante as filmagens, acompanhadas e assessoradas, por ele e outras lideranças da Reserva Indígena de Dourados, do Guyra Roka e do Panambizinho, esperam que o filme seja motivo de orgulho e de auto estima, sobretudo aos jovens e crianças, de seu povo. Ambrósio diz que espera a demarcação de suas terras. Que tenha justiça para os Kaiowa/Guarani. “Tem justiça – a justiça dos karaí (branco) - contra o índio; a favor não vejo; quando o índio vai reclamar não respeitam; o principal que espero: a terra e a justiça; o demais a gente corre atrás; e também para os Kaiowa/Guarani que virão (que vão nascer) o filme também vai contar muito dessa nossa história de hoje; o filme é um caminho, como um dia que vem amanhecendo, com o brilho do sol, para todos, para as famílias”.

Porque querem viajar a Europa e o que esperam fazer lá?
É a primeira vez de uma viagem assim, para o exterior. Querem também conhecer, outras línguas, outras culturas. Querem falar de sua história, de sua realidade. Entendem que somente eles, que vivem nas Reservas Indígenas, podem falar desta realidade. Pensam que as pessoas querem conhecê-los, como Kaiowa, como Guarani, e eles querem conhecer outros povos, outras pessoas. Têm muita coisa que querem contar, e fica guardada… O filme conta um pouco desta história. Ambrósio: “sonho de mostrar o trabalho que fizemos para o mundo; como nós Kaiowa vive, luta, a luta pela retomada; quando era mita’i (menino) sonhava que andava dentro de um carrinho de plástico; foi feito para aprender – então vou aprender, disse, e aprendi”. Ambrósio diz que quer viajar para acompanhar o filme e ver se tem realizações ou não. Diz acreditar que lhes trarão muitos recursos, para os Kaiowa/Guarani.

Porque é importante o mundo branco ou o mundo não indígena conhecer de perto o povo Guarani através do filme?
Porque mostra a realidade. Só assim para o branco ver. Ele entra na Reserva e vê tudo simples, “normal”. Mas não é assim. É como no filme.
O branco, geralmente, entra como um fotógrafo: tira a foto e vai embora. E eles ficam ali, parados. Como num zoológico! E têm ainda aqueles que pedem para eles se “vestirem como índios”, para tirarem suas fotos.
Eles, os Kaiowa e Guarani, também “pesquisam” o mundo dos brancos e levam o resultado para o seu povo.
Querem “seriedade”.
“Branco só mostra coisa feia; não mostra o que tem que ser feito, o que tem que ser mudado”. Falam em desnutrição, então todos são desnutridos. Mas não resolve. Ainda culpam os pais e as mães dos pequenos indiozinhos. Não falam da falta da terra. Da devastação que fizeram. Da falta de trabalho e de oportunidades. Sem floresta, sem matas. Não tem mais os animais. Não tem mais como fazer o “kunumi pepy” (ritual de iniciação dos meninos kaiowa, conhecido também como “fura-lábios”).
Conhecer para entender! E quem quiser ajudar, saber como. Para “abrir os olhos!”

Qual é a “mensagem” que querem transmitir para o mundo branco através do filme?
Que sempre terão esperança. Que demarquem suas terras. Que viverão para sempre. Através de seus netos e bisnetos.
Que todos os “índios” tem que ter oportunidades.
Que todos devem ter oportunidade de conhecer a vida dos outros.
Esperam ser valorizados, como iguais, tão importantes como qualquer outro povo. Sentem-se discriminados.
Desejam mostrar um pouco do bonito que possuem, que tem, sua cultura, seus costumes e esperam que sejam considerados e respeitados por isso. Ambrósio diz que a “mensagem depende de quem a recebe; pode ser que nos achem bonito e acabou; depende da pessoa de cada um”. Espera que vejam um pouquinho da vivência dos Kaiowa/Guarani.

Dearth in Venice

Attached is the review of the Venice Film Festival in the this week’s Time Out, highlighting Birdwatchers as the best film in the competition.
“The best film in the competition was ‘Birdwatchers’ from Marco Bechis, whose background is both European and South American. A drama about a small Brazilian tribe trying to reclaim their ancestral land but rubbing against landowners and their prejudices, it explores rather than parades its liberal agenda, raises questions in an arresting fashion and offers strong performances. If only there was more of the same”.

Venice Film Festival: Devastated cultures that refuse to surrender

by Roderick Conway Morris
VENICE: The “Birdwatchers” of the Chilean-born Marco Bechis’s in-competition film are the well-heeled seekers after exotic flora and fauna, who come on visits to a comfortable ranch in Amazonia on the edge of a tract of “virgin” forest, through which a river lazily meanders, the natives appearing picturesquely on the banks.
The tourists are themselves mere birds of passage, disinclined to look too closely at the havoc created in the region by the more sustained intrusion of outsiders. The members of the Guaraní-Kaiowá tribe glimpsed from the tourist motorboat are a handful of the few thousand of their people who survive, of the estimated 1.5 million that once inhabited this region.
Such is the relentless appropriation of their lands that the token remaining parcels of forest can no longer support their traditional way of life, which was once renewably sustained by hunting and fishing. Just about the only work available to the indigenous people here is the scandalously underpaid cutting of cane, increasingly used for Brazil’s supposedly supergreen biofuels industry - and in this respect the film is as much about us as it is about them.
A brilliant and subtle example of filmmaking that paints a powerful, although not exactly optimistic, picture of human resilience and dignity, “Birdwatchers” emerged as a front-runner for the Golden Lion midway through Venice’s film festival (which ends on Saturday). Made mostly in the Guaraní language, it puts the Guaraní - all of them amateur actors - center stage, the white professional performers being always on the periphery, always the interlopers in this paradise lost.
Neither sanitizing nor romanticizing its subject, the story is set against the background of the chronic problem of suicide among the Guaraní - more than 500 have killed themselves in the last two decades. When two more young people hang themselves, the chief of the group, Nádio (Ambrósio Vilhalva), takes the decision to leave their squalid “reservation” and reoccupy ancestral land on the nearby ranch. We follow them, gradually drawn into their lives and remarkable culture, and begin to understand what is being irrevocably lost.
A devastated culture and its refusal to be eradicated is also at the heart of “Kabuli Kid,” by Barmak Akram (shown in the International Film Critics’ Week section). Born in Kabul in 1966, Akram became a refugee in Paris in 1981. An artist, composer and filmmaker, this is his debut feature, made in his birthplace, a daunting challenge considering the continuing violence there.
Khaled (Hadji Gul) is a kindly taxi driver, who gives a woman enshrouded in the traditional Afghan chador a discounted ride. When she gets out he discovers she has left her baby boy (Messi Gul) on the back seat. Having failed to find anyone else to take responsibility for the child, he is eventually forced by the onset of the security curfew to drive the baby home with him to the outskirts of town, where he struggles to feed his wife, four daughters and father. The hunt resumes the next morning for the infant’s mother, or an alternative home for the baby.
This low-budget film has an almost documentary feel, but with a telling comic edge. The talk on the “Afghan street” is wry, forthright and irreverent, Pakistan now referred to as just the latest, after the Russians, of a disastrous succession of imperial invaders. U.S. forces have killed enough people by mistake not to be entirely popular, but when an earnest young French aid worker tips Khaled in euros, telling him patriotically “they are much better than dollars,” Khaled is not so sure.
A baby is also the trigger of the maverick U.S. independent documentary filmmaker Ross McElwee’s “In Paraguay.” She is the 3-month-old girl that McElwee and his wife decide to adopt. The procedures for legal adoption there prove suitably tortuous, and the family ends up spending many weeks there.
The director compiles a sympathetic, sensitive and sometimes delicately droll film about the tragic history of the country and the travails of its overwhelmingly poor, touchingly cheerful inhabitants.
The falling out of the Mexican film director Alejandro González Iñárritu with his fellow-countryman Guillermo Arriaga, the novelist and screenwriter, was closely followed in film circles. Their productive collaboration ended with the triumph of “Babel.”
Arriaga’s in-competition “The Burning Plain,” the first feature written and directed by Arriaga alone, was an early favorite for the top prize here, although the critics’ responses were not uniform.
At the outset of the film, we see a blazing trailer-home on a wide plain of scrub surrounded by mountains. We subsequently learn that the bodies of a man and a woman have been found in the wreckage, both married, but not to each other. The woman, Gina (Kim Basinger) is Caucasian, the man, Nick (Joaquim De Almeida), Hispanic. Separate family funerals are held. At Nick’s, Gina’s husband turns up with his four children, and shouts abuse at Nick’s sons. Yet in the coming days one of these two young men, Carlos (José María Yazpik), makes contact with Gina’s teenage daughter (Jennifer Lawrence) and a relationship develops.

BirdWatchers – La terra degli uomini rossi (Italy)

by Jay Weissberg
Solid, sympathetic filmmaking with a terrific opening, a powerful closer and good but not extraordinary stuff in between marks “BirdWatchers,” helmer Marco Bechis’ ode to Indian rights in Brazil. Largely cast with Guarani natives whose fine thesping talents belie their inexperience, pic looks great, but emotional involvement falters in the midsection, and some subtlety in scripting the baddies would have allowed the film to retain its proper sympathies while offering more nuance. Though not as strong as Bechis’ previous two features, “BirdWatchers” should see decent Euro arthouse play given its PC subject, with possibly a very limited Stateside run.
Bechis is especially keen on delimiting what does and doesn’t belong, what has a place on the land and what (and who) doesn’t. His opening nicely upends expectation, as an overhead shot of Brazil’s central Mato Grosso do Sul forest leads to a river where motoring tourists glide past naked, painted Indians, staring with a mild sense of threat from the shore. Once the tourists pass, the Indians collect their wages for providing tourist thrills.
The Indians live on an official government reservation, cut off from ancestral territory. Osvaldo (Abrisio da Silva Pedro) and his friend Ireneu (Ademilson Concianza Verga) discover the hanging bodies of a couple young tribeswomen (auds unaware of the suicide epidemic coursing through Guarani ranks may find the motivation here unclear).
Fed up with their officially imposed financial and spiritual impoverishment, tribal leader Nadio (Ambrosio Vilhalva) organizes a squat on former Guarani property owned by deeply unsympathetic farmer Moreira (Leonardo Medeiros) and his bitchy wife (Chiara Caselli). Naturally, tensions escalate, even within the tribe, thanks to the alcoholic Nadio’s compromised leadership.
Pic’s emotional heart is Osvaldo, recently subject to visionary dreams. Bechis signals Osvaldo’s sense of being haunted byusing an encircling p.o.v. camera, a horror-movie device that does little to promote a sense of dread.
Far more effective are the frequent contrasts: Moreira’s house is decorated with Indian artefacts, yet his bigotry is undisguised. There’s a great shot of the Indians going to the river to get the water they need, while the farmer’s bikini-clad daughter (Fabiane Pereira da Silva) and her friend just go wading.
However, pic’s narrative trajectory is too inevitable to leave a deep mark, except for the very end — Bechis’ films are always notable for their punch-in-the-gut finales. Though auds will be swept up by its defiant cry of optimism, few will believe that such hopefulness is remotely sustainable.
Bechis spent considerable time rehearsing his performers, and it shows in their naturalness and ease before the camera. Especially praiseworthy is Alicelia Batista Cabreira as Osvaldo’s strong, playful mother, who has a firmer understanding of the tribe’s needs than the menfolk do.
Visuals are often striking, underlining the contrast between the artificially cleared fields and the naturally forested riverbanks. Always an idiosyncratic employer of music, Bechis beautifully inserts motets by Domenico Zipoli, a Jesuit composer who worked with the Guarani in the early 18th century.

Bechis explores land of dispossessed in Birdwatchers

by Camillo de Marco
“We just want a chance to survive”. Eliane Juca da Silva didn’t hold back the tears before journalists who had just applauded Marco Bechis’s film Birdwatchers [trailer]. Eliane stars in the film and belongs to the Guarani Kaiowà people from Mato Grosso do Sul, in central-western Brazil.
For Eliane the international showcase of the Venice Film Festival represents the greatest opportunity to draw the world’s attention to the suffering of his people, who have lost almost all their own land, as it is deforested and usurped by breeders and cultivators of transgenic produce. According to Eliane, the natives are crowded into cramped reserves and cases of suicide among the young are on the rise.
Starting out from the universal “problem of the other” (as defined by Tzvetan Todorov), the Italian/Chilean director – best known for his two films about the Chilean dictatorship and “i desaparecidos” (Garage Olimpo and Sons and Daughters) – discovered the concrete case of the Guarani Kaiowà people, whom he learned about through the campaigns of the international association Survival, which defends indigenous populations. “I didn’t need to invent much about this situation, after my numerous travels and encounters in Mato Grosso”, explained Bechis. “But I had to construct the film and draw the subtle line between documentary and fiction”.
For this reason, alongside professional actors (Italy’s Claudio Santamaria and Chiara Caselli, Brazil’s Matheus Nachtergaele and Leonardo Medeiros) Bechis cast local natives. Reversing the approach used in Roland Joffé’s The Mission, in which the Guarani played background roles alongside Robert De Niro and Jeremy Irons, the director brings the natives to the foreground of the film, making them protagonists.
His decision paid off: Abrisio Da Silva Pedro, who plays the young man destined to become a shaman and combat the evil embodied by the spirit Anguè; and Ambrosio Vilhalva, the leader of the group of natives who decide to occupy a piece of land that once belonged to them and who is murdered by the fazendero killers, both give, along with the other natives, a performance that effectively highlights the sharp clash between the New World, often based on tyranny, and a profound spirituality and ancient culture connected to nature.
The film was produced by Amedeo Pagani, who won the David di Donatello award for Best Producer in 2000 for Bechis’ Garage Olimpo; and Brazil’s Gullane, in association with Rai Cinema. Birdwatchers will be released in Italy tomorrow by 01 and is set to hit Brazilian screens in December.
Read Cineuropa’s article

Birdwatchers

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After several days in which the competition selection of the Venice Film Festival looked in danger of being overshadowed by the rather more rewarding sidebars, a serious contender for the Golden Lion has emerged. Even before Birdwatchers screened to the press, the Lido was saturated by rumours that the film was something special. This technically impressive tale didn’t disappoint.
The director and co-writer Marco Bechis sets his story in the lush plantation country of Mato Grosso do Sul, in contemporary Brazil. These fertile lands have been farmed by generations of wealthy fazenderos who play host to overseas tourists eager to spot wildlife increasingly endangered by rapacious agriculture. Occasionally, a boatload of particularly fortunate birdwatchers will catch a glimpse of the indigenous Indian tribal people, sullenly semi-clothed and staring from the riverbank wearing body paint and blank expressions. The film’s elegant opening shows just such an encounter, but rather than remain on the boat with the tourists and their expensive optical equipment, the camera follows the Indians as they trudge back through the woods to where a pickup truck waits with their T-shirts and a derisory payment from the tour operator.
Forced away from their ancestral lands into zoo-like reservations, the Guarani-Kaiowa people have been short-changed by a deal with the fazenderos that they never voluntarily entered into. The malaise of relentless poverty, lack of opportunity and disenfranchisement eats at the community; the malign spirit Angue seeks vulnerable souls to enter. Suicide among the young is at epidemic proportions. At the behest of the tribal elder Nadio, a group of native Indians sets up camp on the border of a plantation to campaign for the restitution of the land in which their forefathers are buried.
The film bears certain similarities with Ten Canoes, the fable set in an Australian indigenous community directed by Rolf De Heer. Both films are underscored by an earthy humour; both have a refreshingly prosaic approach to the mystical – the sound design is especially well used to convey the presence of an evil spirit. Like Ten Canoes, the strength of the storytelling and the rich character detail mean that Birdwatchers is unlikely to be dismissed as an ethnographic curiosity. Both address the pressures inherent in life in a tribal community without becoming didactic. But while Ten Canoes had a timeless, mythic quality, Birdwatchers’ contemporary setting gives it an added urgency.
The film is particularly effective in capturing the uneasy fascination and rumbling antipathy between two vastly different cultures forced to live side by side. Osvaldo, a teenage shaman in training, is drawn to the daughter of the landowner whose farm the Guarani-Kaiowa are camped near; the Indian women raucously mock the genitals of the ineffectual white man employed to keep them off the farmland. The tension between the two sides explodes at the film’s conclusion in a howl of rage and defiance that chills the blood.
Read Time’s article

Venice critics praise film on Brazilian Indians

By Silvia Aloisi
VENICE (Reuters) - A new Italian film brings to the screen the clash between Amazon Indians and wealthy Brazilian ranchers, exploring the collision of two worlds against a backdrop of land disputes, shrinking forests and poverty.
“Birdwatchers”, which is in competition at the Venice film festival, was warmly applauded at a press screening on Monday, lifting domestic hopes that one of four Italian movies in the main competition may scoop the Golden Lion top award.
Set in Mato Grosso do Sul state, Brazil’s bread basket, the film focuses on a group of indigenous Guarani-Kaiowa with no prospect other than working in slave-like conditions for rich farmers and posing for tourists’ cameras for a little cash.
Pushed by hunger and recurring suicides in their community, the natives decide to leave their reserve and camp outside a sugar-beet plantation to claim their ancestral land back.
Half documentary and half fiction, the film features 230 Guarani people on their first outing as actors, alongside an Italian and Brazilian cast in supporting roles. The actors speak local languages with subtitles.
Italian director Marco Bechis, who has a Chilean mother and grew up in Brazil, said his was a film about the “survivors of one the greatest genocides in history”.
The Indian population numbered an estimated 5 million when Portuguese explorers first landed in 1500 in what would become Brazil. Over the centuries, they have suffered enslavement, extermination campaigns, disease and neglect.
They now number about 460,000 in about 230 tribes, according to campaign group Survival International.
SUICIDES
The main Guarani characters, who traveled to Venice for the premiere of the film, described their plight at an emotional press conference.
“It makes me cry to know that so many children are dying, that so many of us are dying … We are all human beings, we are not just Indians, we have thoughts and ideas and culture and our language, we just want a possibility to continue to live,” said Eliane Juca da Silva, fighting back tears.
“You white people, we wear your clothes, we eat like you, and why is that? Because our land, our forest which was full of trees is no longer there,” she added, speaking through an interpreter. “We just want a piece of land to be able to plant our crops and hunt.”
The film shows the ravages of alcohol and depression on the indigenous community, with a growing number of suicides among youths frustrated at living in special reserves, unable to feed their families and confused by the different world around them.
“Suicides occur because there is no justice, the only justice is for entrepreneurs who invest billions,” said Ambrosio Vilhalva, who plays Nadio — the Guarani chief heading the revolt over land — in the film.
Bechis said his film showed the natives’ culture had not yet disappeared, even if they often dressed as Westerners.
“Maybe we are too used to seeing them with feathers and arrows, when they are only dressing like that for us to take a picture. I think the intensity of their religious, spiritual and cultural traditions has remained almost intact.”
The film is one of four Italian titles in the main competition. The two which have screened so far, Pupi Avati’s “Giovanna’s Father” and Ferzan Ozpetek’s “A Perfect Day”, have received mixed reviews.
Read Reuter’s article

Celluloid Dreams

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Celluloid Dreams nabs Venice duo
Pair tackle social ills in Brazil
By John Hopewell
Birdwatchers
Celluloid Dreams has inked to handle international sales on ‘Birdwatchers.’
Celluloid Dreams has inked to handle international sales on a pair of Venice competition films that focus on contempo social ills in Brazil.
The pics, “Birdwatchers” and “Plastic City,” are co-produced by Sao Paulo-based Gullane Filmes, one of Brazil’s top production companies.
“Birdwatchers,” helmed by Italy’s Marco Bechis, charts the confrontation between native inhabitants of Brazil’s Mato Grosso do Sul and wealthy farmers.
“Birdwatchers” is majority produced by Amadeo Pagani’s Classic Film. RAI Cinema and Bechis’ Karta Films co-produced the pic, which Ocean will distribute in France.
“Plastic City,” helmed by Hong Kong-based Yu Lik-wai, unfolds in Sao Paulo’s Liberdade district, seen as a futuristic multiethnic neighborhood seething with gang warfare, video piracy rackets, corrupt politicians and erotic dancers.
Pic follows the building faceoff between a Chinese racketeer and his adopted son.
Yu’s XStream Pics label produced the movie alongside Gullane, with Japan’s Bitters End and Hong Kong’s Sundream Motion Pictures taking co-producer credits.
London- and Paris-based Celluloid Dreams’ has handled Brazilian titles before, including the early Walter Salles-Daniela Thomas collaboration “Foreign Land.”
For Gullane, the deal is a coup as Brazilian producers, backed by their government, seek to consolidate their export drive.
“It’s really important for us to have a big sales agent representing these films,” said producer Fabiano Gullane, who runs the company alongside Ciao Gullane.
Celluloid Dreams reps a third Venice Competition player, “Achilles and the Tortoise,” from Japan’s Takeshi Kitano.
SCREEN INTERNATIONAL
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Celluloid Dreams picks up Birdwatchers, Plastic City
Liz Shackleton in Hong Kong
18 Aug 2008 11:21
Celluloid Dreams has added two Venice competition titles to its autumn slate – Yu Lik-wai’s Plastic City and Marco Bechis’ Birdwatchers – both of which are set in Brazil and are co-productions with Brazil’s Gullane Filmes.
Produced by Italy’s Classic Film, Karta Film and Rai Cinema with Fabiano and Caio Gullane, Birdwatchers follows the confrontation between a group of wealthy farmers and the natives who are the legitimate inhabitants of their land.
The film will be released in Italy by 01 Distribution on September 2 following its Venice premiere. Ocean will release the film in France.
Meanwhile, Plastic City, produced by Gullane and China’s Xstream Pictures, revolves around the son of an Asian gangster in the Liberdade barrio of Sao Paulo, Brazil, which is home to the largest Japanese community outside Japan.
Japanese star Joe Odagiri (Shinobi, Bright Future) heads the cast which also include Hong Kong’s Anthony Wong (The Mummy: Tomb Of The Dragon Emperor) and upcoming Chinese actress Huang Yi.
Plastic City was co-produced by Japan’s Bitters End and Hong Kong’s Sundream Motion Pictures, marking the first ever Brazilian, Chinese and Japanese co-production.
Celluloid Dreams is also handling international sales on a third Venice competition title – Takeshi Kitano’s Achilles And The Tortoise.
INDIEWIRE
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iW NEWS | Celluloid Takes Rights to Venice’s “Plastic City” and “Birdwatchers”
Rights to Venice competition titles “Plastic City” by Yu Lik-wai and Marco Bechis’ “Birdwatchers” have been picked up by Celluloid Dreams. Set in Liberdade, Sao Paulo, Brazil, “Plastic City” recounts a futuristic multi-ethnic neighbourhood with the largest Japanese immigrant community in the world. “Birdwatchers” revolves around the conflict between Brazil’s landed wealthy and mostly landless natives who exist on the periphery. Both films join Takeshi Kitano’s “Achilles and the Tortoise” to make three films on Celluloid Dreams’ Venice festival slate. [Brian Brooks]
THE HOLLYWOOD REPORTER
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Celluloid Dreams grabs Venice titles
Both Venice competition films set in Brazil
By Charles Masters
Aug 18, 2008, 10:27 AM ET
PARIS - Celluloid Dreams has added two Venice competition titles to its slate: “Birdwatchers,” from Italian helmer Marco Bechis, and Yu Lik-Wai’s “Plastic City,” the first Brazilian/Chinese/Japanese co-production, the Paris-based sales company said Monday.
Set in Brazil, “Birdwatchers” tells of a rebellion by natives against wealthy landowners. “Plastic” — also set in Brazil, this time Sao Paulo — involves gangsters in a futuristic multiethnic neighborhood with the world’s largest Japanese immigrant community.
The films join Takeshi Kitano’s “Achilles and the Tortoise” on Celluloid Dreams’ Venice slate.

Lo spazio come senso del vuoto

di Caterina Giargia
Partirei dall’idea dello spazio pensando all’utilizzo del 2/35, pensando ai vecchi western alla Sergio Leone, campi larghi e lunghi , lo spazio come senso del vuoto,della foresta che non c’è più, la protagonista assente, vorrei sentirne la mancanza, sentire , provare un senso di vuoto, vedere il vuoto, appunto non fine a se stesso ma rappresentativo della mata che non c’è più.
famiglia_openair.jpg Lo spazio non è neutro, è stato mutilato , se incontro un’unica misera palma la devo vedere come una superstite, non posso raccontare il luogo come un “bel posto”con tanto sole e un cielo pieno di nuvole in corsa, mi devo spostare da questa visione per sentire la negazione alla bellezza, alla bellezza come diritto di vivere liberamente.
Uomo Gli abitanti del nulla sono i Guaranì, sono superstiti anch’essi, come sassi e polvere rimasti lì, sopravvivono e un certo punto lottano, non possono fare altro.
Va secondo me scarnificata la scena, resa cruda proprio sulla base di questi presupposti.
Trovo interessante un film di soli esterni, i Guaranì-Kaiowà esseri della terra,come loro stessi dicono “noi siamo stati piantati qui” non hanno interni che li rappresenti la foresta li rappresenta e senza di lei non hanno rappresentazione.
Non c’è caccia ma un’ibrida imitazione, non c’è pesca , l’albero superstite diventa complice della morte dei giovani adolescenti.
Le camice bianche dell’impiccagione restano appese li come foglie morte.
A loro la casa non interessa, non c’è , non è parte della loro cultura, il loro fuoco è fuori sulla terra , i loro interni li annullerei , non girerei dentro le capanne,lascerei gli interni ai negozi della città straboccanti di inutilità, non miseri ma colmi del finto benessere.
Le capanne al bordo strada sono plastiche nere, manti di plastica nera LUCIDA, svolazzante e inquietante , penso più a un paesaggio totale apocalittico che a un ridente Brasile verdeggiante.
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I campi si soya e le loro macchine mostruose e ingombranti ,come dinosauri, il veleno come una nube tossica che si sposta come un mulinello di vento , le mandrie delle mucche come devastatrici, mangiano tutto loro, occupano tutto lo spazio loro, non voglio vederle felici al pascolo ma strette in un campo visivo piccolo sono tante, mangiano molto e producono cibo, per chi se lo può permettere, e anidride carbonica (pare che l’emissione di tossicità delle mucche del pianeta sia altissima).
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Vicino alle mucche non si respira, si soffoca, la sensazione deve essere claustrofobica.
Sono anch’esse nemiche dei Kaiowa, occupano la loro terra, mi sembra che in altre versioni fosse più chiaro il concetto, adesso forse si è un po’ perduto.
Immagino un paesaggio senza colore, vitreo , mortifero.
Cieli plumbei, nuvoloni pesanti , la terra è secca e polverosa, devo avvertire l’aridità e la perdita di humus.
I passi sollevano polvere, i ricchi facenderos si allietano in acque limpide, gli indios nuotano in un fiume sporco e torbido. Mi piacerebbe sentire il contrasto, vedere la differenza.

Idea colore

di Caterina Giargia
Ho pensato a un film a colori senza colori, (migliaia le possibili sfumature) del marrone della terra, del verde dei campi ,dei grigi del cielo e il bianco molto bianco, ma senza vero colore, cioè desaturare tutto, abbassare, smorzare fino alla quasi eliminazione dei colori.
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Solo il rosso della pittura degli indios nei momenti in cui lo usano è permesso, il colore spetta a loro e alla battaglia.
Diventano un corpo unico, diventano una condizione,della soppressione, diventano la ribellione a quella soppressione.
Combattono e si dipingono, accendono i colori, lo spirito.
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Ovviamente non è certo solo un lavoro di costume ma di luce. Ci sono momenti che immagino di magia e di mistero dove avverto quella distanza , quel velo che ci separa da loro. Come nei momenti in cui Osvaldo vede Anguè, l’ombra, non è l’ombra dei vivi ma l’ombra del mondo dei morti, quindi ben altra cosa.
Forse è un ombra celeste, colore del mondo dell’etere, non un ombra nera colore dell’ombra dei vivi.
Eviterei quelle mescolanze di colori, metodo tipicamente televisivo dell’uso del colore, dove possiamo spesso vedere blu, rossi, verdi, gialli nella stessa scena brillare insieme, l’estetica televisiva ci ha abituato a questo tipo di immagine.
Penso alle scene collettive degli indios come la rappresentazione di un gruppo compatto di monocromatismo grigio, bianco, azzurro e marrone.

The Actors

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ALICELIA BATISTA CABREIRA (28) of the Dourados Reserve plays the role of LIA. She is the mother of five children and works on and off in the sugarbeet plantations.
ELIANE JUCA DA SILVA (19) plays the role of MAMI. As INÉIA ARCE GONÇALVES (18), who is the house-maid NEU, Eliane, too, lives in the Dourados Reserve and teaches in the Indian school with Inéia.
LUCIANE DA SILVA (16) is the GIRL WITH THE STICK of the Guyrà Rokà community.
ABRISIO DA SILVA PEDRO (19), plays OSVALDO and he comes from the Panambizinho community like his friend IRENEU, played by the 15-year-old ADEMILSON CONCIANZA VERGA (nicknamed KIKI). Abrisio works in the sugarbeet plantations while Kiki is following in the steps of his grandfather to become a shaman like him.
AMBROSIO VILHALVA, 45 years old, plays the role of NADIO. With his community, the Guyrà Rokà, Ambrosio reoccupied their native lands 4 years ago and is waiting for their official recognition. Ambrosio accepted with difficulty the idea that his character would die and proposed many times a different ending.
As no shaman can be filmed while he prays, the SHAMAN was a very difficult role to allocate. Atanàs, the most authoritative shaman among the guarani-kaiowà shamans, suggested we could choose among the old men. So we opted for NELSON CONCIANZA, of Panambizinho, who is 72 years old. Nelson followed all the theatre seminars with the younger people and worked non stop for two months. Atanàs later accepted to take part in a scene – he is the second from right among those who appear inside the van which arrives in the night at the end of the film.
TITO, the traitor, is POLI FERNANDEZ SOUZA, the only Guarani-Ñandeva of the cast (the others are all Guarani-Kaiowà). He actively participated in the preparation and immediately accepted to play the role of a traitor.
CLAUDIO SANTAMARIA (The Scarecrow) is engaged at the moment on the set of the new Roberto Faenza’s film. Among his most recent works we remember “Aspettando il Sole” by Ago Panini, “Casinò Royale” by Martin Campbell, “Romanzo Criminale” by Michele Placido, “Ma Quando Arrivano le Ragazze” by Pupi Avati, “Il cartaio” by Dario Argento, “PAZ” by Renato De Maria. He played the main character in “Rino Gaetano – Ma il Cielo è Sempre più Blu” by Marco Turco, and “Il caso Soffiantini” by Riccardo Milani, both on television, and he was the host in the important event of the First of May Concert.
MATHEUS NACHTERGAELE (Dimas) is one of the most popular cinema and television actors in Brazil. For his acting roles in “Mango Yellow”, “Dog’s Will” and “Red Carpet” he was awarded as many as 10 prizes – three of which international – and awards as Best Actors. This year he participated in Cannes Film Festival with his first feature length film as a director, “The Dead Girl’s Feast”.
CHIARA CASELLI (the Fazendeira) debuted at the cinema with ‘Il Segreto’ by Francesco Maselli. She was the last actress to win Antonioni’s interest (“Beyond the Clouds”), and she also worked with Liliana Cavani (“Ripley’s Game”) and Gus Van Sant (“My Own Private Idaho”). He was also among the actors of “Garage Olimpo” by Marco Bechis. We recently saw her in “Cover Boy” by Carmine Amoroso, while at the moment she is on the set of “Il Passato è una terra straniera” by Daniele Vicari and ‘Mr Nobody” directed by Jaco Van Dormael.
LEONARDO MEDEIROS (the Fazendeiro) worked in more than 20 films, among which “To the left of the Father” and “Not by chance”. For his roles he received 6 awards, including the one for Best Actor at Brasilia Film Festival (for the film “Cabra-Cega”), Best Actor at Recife Film Festival (for ‘Not by chance’) and Best Actor at Huelva Latin American Film Festival (“Not by chance”).

Il personaggio di Beatrice

di Caterina Giargia
Riporto qui lo scambio di e-mail tra me e Chiara Caselli sul personaggio Beatrice.
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Beatrice, a me pare come una donna bella e contraddittoria, ha le sue fisime ginniche, e nuota nervosamente nella sua piscina senza perdere un momento e approfittare di fare un po’ di jim.
E’ ambigua, ma come tutti, incarna la nostra incapacità, il nostro essere male collocati nelle situazioni non la vedo amabile però anche nei suoi momenti migliori, non la vedo neppure bianca o nera ma con le mille ambivalenze femminili, il suo lato ecologico connesso al suo business, l’amore per gli indios vero, di moda o legato al fatto che la fanno guadagnare?
Forse tutte e tre le cose insieme…
Non dimentichiamo che ha un aspetto anche violento, nell’ultima versione, è lei che colpisce Osvaldo, che agisce piena di rabbia e paura.
Mi piace l’idea della mesche bianca, magari anche con la coda come avevamo detto e un segno bianco frontale forse solo sulla frangetta davanti ,mi piace l’idea di una donna tirata, curata, stretta nei suoi vestiti, ho pensato a lei con il bianco, molto bianco in un luogo così sudicio e disfatto lei in fondo è la vera bianca , evoluta moderna come si sentono gli europei quando sono altrove, spesso anche gli indios li ho visti indossare abiti che un tempo sono stati bianchi e ora il bianco è sempre un colore virato dalla terra rossa …
Beatrice indossa jeans stretti stivale e camicia bianca, anche un po’ guerriera, io la vedo come una donna che combatte fino al momento in cui le toccano la figlia, è Beatrice pasionaria ma le cose che dice e come io la immagino durante il suo lavoro di guida me la fanno sentire determinata.
Attenzione guerriera e non maschile per me è sempre molto femminile riesce nel posto assurdo che è a essere femminile e ben vengano i vestitini optical modaioli, forse nelle scene in cui la troviamo a casa sua…, non al lavoro coi turisti…
Non credo debba lasciare un segno di simpatia ma per esempio di farmi sentire, a me spettatore, quell’inadaguatezza che sentiamo nell’approccio con situazioni più grandi di noi e dove possiamo anche comportarci come non avremmo mai pensato…
la penso come una donna fatta nella sua maturità intellettuale, del resto è una che sa il fatto suo, vive lì, se no lì non ci vivi se non sei forte, ma debole emozionalmente nel momento in cui si apre il capitolo figlia che la fa sballare… in certi momenti della sceneggiatura appare grottesca, starei attenta a smorzare quell’aspetto.
(anche pantaloncini corti con gli stivali e dei grandi occhiali neri vedo bene per Beatrice, e cinturoni di pelle vecchi)
Con Claudio Santamaria / Roberto , abbiamo pensato a un taglio di capelli di pochi centimetri al limite dell’esser pelato, funziona anche con l’affermazione di Desideria sulla sua testa piccola.

Chiara Caselli - the Fazendeira

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CHIARA CASELLI (the Fazendeira) debuted at the cinema with ‘Il Segreto’ by Francesco Maselli. She was the last actress to win Antonioni’s interest (“Beyond the Clouds”), and she also worked with Liliana Cavani (“Ripley’s Game”) and Gus Van Sant (“My Own Private Idaho”). He was also among the actors of “Garage Olimpo” by Marco Bechis. We recently saw her in “Cover Boy” by Carmine Amoroso, while at the moment she is on the set of “Il Passato è una terra straniera” by Daniele Vicari and ‘Mr Nobody” directed by Jaco Van Dormael.

Claudio Santamaria - The Scarecrow

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CLAUDIO SANTAMARIA (The Scarecrow) is engaged at the moment on the set of the new Roberto Faenza’s film. Among his most recent works we remember “Aspettando il Sole” by Ago Panini, “Casinò Royale” by Martin Campbell, “Romanzo Criminale” by Michele Placido,Ma Quando Arrivano le Ragazze” by Pupi Avati, “Il cartaio” by Dario Argento, “PAZ” by Renato De Maria. He played the main character in “Rino Gaetano – Ma il Cielo è Sempre più Blu” by Marco Turco, and “Il caso Soffiantini” by Riccardo Milani, both on television, and he was the host in the important event of the First of May Concert.

Ademilson Concianza Verga - Irineu

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Ademilson Concianza Verga (chiryvy rendy ju, or “boy who shines like catfish
Also born in Panambizinho, Dourados, Mato Grosso do Sul, 18.09.1992
Admilson, mostly known as Kiqui, is the grandson of recently deceased Ñanderu (religious leader) Lauro Concianza. Kiqui is also the great-grandson of Pai Chiquito Pedro. Before his grandfather passed away, Kiqui learned many Kaiowa traditional chants of him. Word in the village is that he is being trained to become a Nanderu in the future. In Birdwatchers he is “Irineu”

Abrísio Silva Pedro - Osvaldo

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Abrisio Silva Pedro (chirivy poty’i, or “little beautiful boy“)
Born in Panambizinh  territory, Dourados, Mato Grosso do Sul, 03.04.1989. He is the great-grandson of deceased Pai Chiquito pedro (after whom the School of the indigenous territory is named), political and religious leader of the Kaiowas, who secured 60 ha of land in 1940, when the Brazilian Sate opened the area to migrants from all over the country - ignoring the historic resence of the kaiowa.
Panambizinho has only been permanently demarcated for the Kaiowa in 2004. Today they are 400 people in 1260 ha. This is one of the villages where the kunumi pepy ritual was kept until 15 years ago. This is a boys initiation ritual  - a special tree sap was used but nowadays it is virtually impossible to find it in the region.
Ambrisio faced the drama of Kaiowa suicide in his own family. His brother, Mauricio, committed suicide at the age of 18; Ambrisio was 7 at the time. He found his brother, hanged. At the time they were still confined to 60 ha. Mauricio’s suicide coincided with two others, as well as two attempted suicides. This followed the Justice Minister’s broken promise to visit the village and arrange the demarcation. They state that since Panambizinho was demarcated there were no more suicides.
In Birdwatchers, Abrisio is “Oswaldo“, the main character.

Ambrôsio Vilhalva - Nadio

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Ambrosio Vilhalva (kunumi taperendi, or “boy who shines like the rising sun”)
Born 07.12.1962 - 46 y.o. in 2008
Leader of extended family (possibly the main one) who claim the demarcation of their Tekoha (place where they belong because they or their close kin were born there), Guyra Roka (”Place of the Bird”), in Caarapo, Mato Grosso do sul.
They attempted repossession  (”retomada”)  three times. Twice they were evicted. They camped on the road side for two years. During the last “retomada”, in 2004, they reached a judicial agreement that allows them to occupy approximately 40 ha. While they wait the final demarcation of their territory. Studies carried out by a Government technical group identified 11 000 ha as indigenous by right. But the process is on hold. The MPF has appealed to the Regional federal Court in Sao Paulo. The appeal has not been ruled as of date.
Nowadays, approximately 60 people live in Guyra Roka (GR). But the technical group has identified more than 700 people who are related to GR and who should return as soon as the demarcation becomes definitive.
Ambrosio is the “political leader” of his people. He took part in several “retomadas” in previous years.
He is leader ‘Nadio” in Birdwatchers. Marco Bechis met him just when they had repossessed GR, in 2004.
(from  Press Book by Survival Italia)

Leonardo Medeiros - The Fazendero

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LEONARDO MEDEIROS (the Fazendeiro) worked in more than 20 films, among which “To the left of the Father” and “Not by chance”. For his roles he received 6 awards, including the one for Best Actor at Brasilia Film Festival (for the film “Cabra-Cega”), Best Actor at Recife Film Festival (for “Not by chance”) and Best Actor at Huelva Latin American Film Festival (“Not by chance”).

Matheus Nachtergaele - Dimas

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MATHEUS NACHTERGAELE (Dimas) is one of the most popular cinema and television actors in Brazil. For his acting roles in “Mango Yellow”, “Dog’s Will” and “Red Carpet” he was awarded as many as 10 prizes – three of which international – and awards as Best Actors. This year he participated in Cannes Film Festival with his first feature length film as a director, “The Dead Girl’s Feast”.

Eliane Juca Da Silva - Mami

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Eliane Juca da Silva (kuna poty rendy’i or “little girl who shines like the flowers“)
Born 27 February 1988 in the Indigenous Reserve of Dourados, Mato Grosso do Sul. This is the largest Indigenous Reserve in population terms. There are 12 thousand inhabitants within an area of 3 600 ha. The population consists of 3 ethnic groups. This reserve is not well known in Brazil or worldwide. It presents alarming suicide, murder, and child mortality due to malnutrition rates.
Eliane belongs to the Kaiowa family whose close ancestors claim the tekoha Mykureaty, near the Reserve where they live today. In 12 November 2007, Funai signed a Commitment of Conduct Adjustment with the Federal Public Ministry. By doing so, it committed to set up technical groups to carry out studies leading to the identification and delimitation of territorie, including Mykureaty. Works should have started on 30 March 2008 but haven’t done to date. At present, Eliane teaches in a school in the Indigenous Reserve.
In Birdwatchers she is “Mami“.

Alicelia Batista Cabreira - Lia

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Alicelia Martins Cabreira (kuna rendy’i or “little girl who shines“)
Born 10 March 1978. Daughter of “rezador” (”paje”, prayer) Nelson Batista Cabreira and Antonia Martins. She was born in Kurumbe but soon afterwards her parents were forced to move to the Dourados Reserve, like so many other Kaiowa. Karumbe’s situation is similar to that of Mbykureaty. Funai promised to set up Technical group in order to carry out studies, which should have started in March 2008. This is the first step towards official recognition of indigenous land.
Alicelia has 5 children. Like so many other Kaiowa, she can’t read and struggles for survival in an overpopulated Reserve. Internal violence, malnutrition and suicide rates are high.
She is “Lia” in Birdwatchers.

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